Troie – sì, troie – al pesto di pistacchi e gamberi ( Settembre, non t’ho mai odiato tanto)

Sull’onda della recente pubblicazione degli Involtini di pesce spada e dell’orda di visualizzazioni mi permetto di deliziarvi subito con un nuovo post e con altre imprecazioni.
Per prima cosa vi volevo chiedere: la prima frase è italiano? Se sì, perché?

Oggi è il 12 settembre, non so perché mi preme tanto ricordarvelo e ricordarmelo ma è un dato di fatto e per questo nessuno potrà lamentarsi. Questo settembre è cominciato abbastanza bene ma anche abbastanza faticosamente. La verità è che sono distrutta e mancano ancora 2 settimane alla sua fine. Tra Angelo Mai, studio, dieta, rapporti interpersonali, relazioni pubbliche e non (? relazioni pubbliche?), concerti, serate, preparazione fisica per il campionato di serie D di pallavolo che si avvicina (ebbene sì, sono un’atleta. Fa un botto ride ma è così) non ci vedo più dal Porco Dio. Non credo che sarò viva ancora per molto.
È per questo che sfrutto questo mercoledì sera insipido, come gli spinaci sconditi di stasera a cena, per scrivervi di come una volta non ero entusiasta della vita perché non l’avevo e mi rifugiavo nella mia Bat-Caverna (e no, non me ne frega un cazzo delle opinioni riguardo l’ultimo capitolo uscito della saga Batman, giusto per chiarire) e di come ora sono talmente piena di vita che ora scoppio. Sapete, ero una di quelle un botto depresse, con la voglia del suicidio, con la fissa per il postpunk e per il rap triste. Per questo ringrazio quel postpunk di Dio che mi ha fatto capire che bastava un atteggiamento diverso per ottenere di più. Tramite questo blog e tramite un tessuto di relazioni che si è ampliato molto negli ultimi mesi, causa ed effetto proprio di quell’atteggiamento nuovo, che mai mi ha contraddistinto prima, ho conosciuto la vita. E direte voi. “era ora, c’hai 21 anni!”. Beh, conoscere la vita sicuramente è un po’ esagerato ma sicuramente mi sono data da fare per vivere meglio e sicuramente posso ricavare più  felicità con tutto quello che sto vivendo e che vivrò. Non so per quale motivo sto scrivendo questo e non lo sto scrivendo nemmeno troppo bene ma mi sono sentita ispirata e volevo farvi vedere un po’ come ero e come sono. Forse è da stupida, a voi non interessano queste cose, ma quello che interessa a me è far vedere a voi pubblico che sono una persona come voi e non è che ho questo blog perché fa fico, ma perché ne ho bisogno. Forse ho messo troppe virgole, non importa, tanto il maggior numero di visite lo prendo dal Kazakistan. Lì Dio è un gran pezzo di Koglione e non ha insegnato l’uso della punteggiatura.
Comunque, il succo è che volevo fare un bilancio dei mesi passati  e dire che sto bene, sono felice seppur sia strapiena di cose e non riesca a studiare perché ho da “gestire” una cucina, i rapporti, gli uomini (regà, forse scopo eh) e la fesa di tacchino e che mi dispiace per tutta la tristezza che avevo prima e che vi facevo pesare. Questa frase in realtà spero giunga a quelle 5 persone che dovrebbero leggerla. In ogni caso ecco, se conoscete un negro fatemelo conoscere anche a me. ahah! Che c’entra? Non so! Ah sì, perché Dio è negro e volevo unirmi con uno dei suoi veri figli per procreare. Dite che Dio Negro è una bestemmia? Per me no, è un super-complimento.
Bene, dopo questa parentesi riflessiva di comunicazione del mio io a voi, la massa, posso passare alla ricetta:

Ingredienti per 4 persone affamate ma non troppo:

30 gamberi
un barattolo di pesto di pistacchi (sì, l’ho comprato, non ho sbatti di farmelo da sola anche se sicuramente sarebbe più buono. Quando lo faccio ve faccio un fischio)
Mezzo chilo di Troie – sì, di troie-
Spruzzata di vino
Olio, sale, pepe q.b.

La ricetta è più semplice di quanto pensiate e per questo non vi metto nemmeno le foto, vorrei vi applicaste un po’ di più. Lo sapevate il congiuntivo di applicare alla seconda persona plurale? Quindi in sintesi dovete saltare i gamberi in padella con un po’ d’olio e sfumarli con il vino bianco, nel frattempo mettete le Troie nell’acqua bollente salata, aspettate che si cuociono ma toglietele 2 minuti prima della fine del tempo di cottura, scolatele, insultatele perché sono delle Troie e mettete a ripassare in padella con i gamberi e poi svuotate il barattolo di pesto di pistacchi. Se vi mettete da parte un po’ di acqua di cottura è meglio, così vedete se rimane troppo secco il sugo e quindi lo sciogliete un po’ e diventa più cremoso. E via, è fatto.
E a parte per il pesto di pistacchi (9 euro de barattolo) per il resto i gamberi non costano tanto e complessivamente spendete tipo 15 euro per un piatto di grande resa no? Cioè io se uno me cucina na cosa del genere je la do facile la sera stessa, no?

Ora vi regalo un’altra perla musicale e vi saluto, perché è il 13 settembre, un altro giorno e un altro Dio cane.
La vostra Giulia Marx-one
p.s. stonfissa pè Lauryn Hill, di nuovo.

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7 risposte a Troie – sì, troie – al pesto di pistacchi e gamberi ( Settembre, non t’ho mai odiato tanto)

  1. anzianotto ha detto:

    Primo!! (commentare “Primo” quando si scrive per primo in un commento è passato di moda come fare una frase lunga come questa).
    Brava, bis.
    Ma chiunque tu scopi deve passare prima sotto il nostro (de chi?) naso. Mica te poi scopà il “primo!!” che passa.

    (sai pensavo si scrivesse “che si CUOCCIANO”? Poi ho controllato e google m’ha sgridato)

    Primo!!

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