Il Cristo Risotto ( le tette di tua nonna ripiene di risotto al salmone con pomodorini e cipolla rossa)


Oggi volevo parlarvi di una cosa che si chiama Cristo.
Cristo è un tizio che è nato da una tipa che prima era vergine e poi l’ha ingravidata Dio e poi ha dato la luce a sto stronzo che ha moltiplicato i pani, i pesci, e pure la gente stupida.
Dio, insomma, ha dato vita a un tizio coi capelli lunghi tipo Kurt Cobain che ha cacato il cazzo per tutta la sua breve vita.
È pure risorto, ce credete?
Questo dopo tutto quel cammino con la croce, le spine, le frustate, tutte quelle cose brutte, s’è fatto mezza giornata sulla croce a morì e dopo 3  giorni s’è rialzato, ha fatto baldoria con gli apostoli e continua a cacarci il cazzo dopo 2015 anni.
E la gente ce crede.
Ok, tutto questo odio è piuttosto gratuito, noi qui bestemmiamo per qualche semplice motivo:
1. la vita è corta non è che possiamo credere alle favole
2. quando sbatte il mignolino sullo spigolo
3. per attirare l’attenzione
4. io penso che a Dio faccia piacere essere nominato invano
5. porcodio, serve altro?

In ogni caso c’è da considerare il fatto che molte persone, in particolare nel nostro paese e nella mia città, culla dei romani ma anche del Papa de merda, ce credono.
Io ci sto veramente male al pensiero che ci siano persone che aprono un libro di Geografia Astronomica e credano che dietro a tutto l’Universo ci sia un Dio del cazzo che pensava a crocifigge Gesù sul nostro pianeta insignificante.
Ci mancherebbe, la vita è piena di dubbi, di sfaccettature, quello che siamo non lo capiremo mai ed è giusto domandarsi se le cose su Dio sono vere o no.
Ma quando gli Dei diventano na cifra, con 4 libri diversi a cui credere, storie più o meno tutte dello stesso tipo, due coglioni infiniti e che creano guerre, povertà, insoddisfazione, sconforto.
Guardate la Grecia che fine ha fatto, ve li ricordate quandi Dei c’avevano? E quanti casotti hanno combinato? Ecco, vedete che annate a fini col debito alle stelle e un presidente del consiglio che fa un referendum e poi se ritrova a chiappe all’aria stuprato dal tridente di Poseidone. Accannate Dio regà, fate il favore, è na perdita de tempo e poi Dio non t’aiuta quando vedi tutti i giorni distese di traffico, caldo micidiale, i tatuaggi al mare.

Io non dico che dovemo diventa tutti atei, né tutti agnostici, ma ecco, ditelo alla gente: Dio non c’è. Se risorto o meno non ce ne frega un cazzo, a noi ce piace il Risotto.

Zucchine ripiene di Risotto al salmone con pomodorini e cipolla rossa
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Ingredienti per 4 persone :
4/6 zucchine tonde ( più grosse so più le riempite più so bone)
250 gr di riso carnaroli oppure vialone nano
100/150 gr di salmone affumicato od in scatola sempre affumicato oppure sempre 150 gr di salmone fresco
brodo vegetale o brodo di pesce (1/2 lt)
8 pomodorini
1 cipolla rossa
4 cucchiai d’olio
sale, pepe
1 cucchiaino di zucchero
erbette che preferite

Bollite le zucchinone grosse come le tette di vostra nonna per una decina di minuti massimo. Vi servirà per scavarle meglio.
Scolatele e lasciatele freddare. Una volta fredde scavatele, la polpa la mettete in un contenitore e la frullate. Poi fate il risotto utilizzando anche la polpa delle zucchine frullate.

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Tostate il riso nella pentola con un cucchiaio d’olio fino a che non è bollente e poi versateci il brodo caldo piano piano. A metà cottura metteteci il salmone tagliato a striscioline e aggiungete la polpa fino a cottura ultimata. Non vi preoccupate se vi risulterà un po’ crudo o un po’ liquido, cuocerà in forno assieme alle zucchine di nuovo.

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Poi tagliate i pomodorini in 4 o più piccoli, tagliate a rondelle più fine possibili la cipolla e rosolate in padella per 10/15 minuti con un cucchiaio d’olio, un pizzico di sale e il cucchiaino di zucchero.
ffffffatto?

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Facile no? Non siete del tutto ritardati vero?
Ora praticamente dovete infornare per 25 minuti a 180 gradi così si arrosolano un po’ le zucchine e tutto si insaporisce.

Da Mumbai e i suoi 37 gradi è tutto.
Un bacione a Luca D’Aversa e il suo compagno di band Giuseppe D’Ortona che ieri sera al concerto di D’Angelo & the Vanguards (se non c’eravate vuol dire che 1, di musica non ci capite un cazzo, 2 siete stupidi) si sono prodigati in tantissimi complimenti.
E ora ve li sentite, perché sono bravi e io a Luca l’ho sentito e ci voglio proprio bene. Ed essere apprezzata da chi apprezzo fa sempre molto piacere.

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Ich bin eine porcodierin + Moussaka greca light per poracce che devono magna de meno tipo te


Sono andata a Berlino 5 giorni. Sono tornata la settimana scorsa. Questo pezzo l’ho cominciato a scrivere mentre ero al lago col mio amico Totò, mentre lui nuotava insieme ad orde di tedesche piene di cellulite e grassi tedescotti dalle guance da scoiattoli. Con qualche modifica, questo è quello che ho scritto, che apprezziate o meno, come al solito, non me ne frega veramente un cazzo.

Per me Berlino ha un significato particolare; è una città che non comprendo a fondo, non è semplice e violenta come Roma, e allo stesso tempo la comprendo tanto bene quanto un tedesco con le sue piccole manie, abitudini, le sue gentilezze silenziose e i tessuti tecnici che indossa (che nostalgia quegli orrendi abiti con quella zampa di lupo, che brutti Gesù birbante)
L’anno scorso scrissi un pezzo tristissimo, pieno di mancanze, a Berlino e mi accorgo che non mi appartiene più.
Non mi appartiene più perché non ero io. L’anno scorso ero una persona diversa da come sono ora. Sono diversa anche dalla persona che ero dieci anni fa e diversa da come ero sei mesi fa. Ma anche mercoledì non è che ero come sono ora. E per fortuna.
Tutto cambia in funzione di quello che ci accade, ci forma e ci deforma. Ma soprattutto di quello che ci deforma.
Berlino mi ha cambiata quando sono tornata a Roma l’anno scorso e questi 5 giorni mi stanno cambiando a loro volta. Di giorno in giorno mi trovo davanti a tante cose, osservo, bestemmio e mi relaziono alle persone. Persone esattamente come me.
E le persone mi cambiano: le persone che mi scrivono cose strane, che diventano amiche o nemiche, le persone che non riescono ad entrarmi dentro dopo un anno e mezzo e persone che in 5 minuti ti stravolgono la vita, quelle che pensano una cosa a cui tu non hai mai pensato prima e ne rimani affascinata e quelle che ti cucinano quella cosa che dici “cazzo, non ci ho mai pensato a fare questo! Sono una stronza”, e quelle pure (nel senso di pure non pure) che ti vogliono uno di quei beni che solo le persone che ti hanno compreso fino in profondità possono volerti. Quando si viaggia, capisci davvero il senso che hanno le persone, le lasci da qualche parte e sai per certo che le ritroverai, ad un certo punto della tua esistenza. Sta a te scegliere chi, come e quando.
Insomma, al di là di questo credo di aver ritrovato una certa serenità nel dire che Berlino ieri come oggi mi ha cambiato. In meglio o in peggio non lo so ma di certo ha cambiato qualcosa, ha mosso qualche corda di un’arpa che suona solamente le mie emozioni. (Volevo prendermi un momento poetico, scusate, porcodio.)
Non avrei mai pensato di tornare a casa all’alba inoltrata (che qui alle cinque è giorno) calcolando il percorso più lungo e lento per tornare a casa tra tram, ubahn e sbahn, parlando con gente ubriaca e italiani che non sanno le cose. Non avrei mai pensato un anno fa di essere felice di nuovo a Berlino. MAI PROPRIO. Sola, con in cuffia la traccia che dopo vi regalerò, serena e con meno pensieri riguardo il passato, e più speranza verso il futuro, incerto e vigliacco.
Insomma, porcodio sto bene. Quante volte l’ho detto negli ultimi 8 mesi? Una quantità esagerata, non ci credevo nemmeno più io di stare bene.
Ora sì, ci credo fermamente.

E questo è quello che di base, senza troppi fronzoli e vestito di sincerità mi fa emozionare, che muove quelle corde lì che dicevo prima ( MANNAGGIA A DIO qua ci sta):


Un cucchiaio e una bestemmia (UCEUB),

t’ho incontrato la prima volta a un pranzo d’estate, sul balcone di un amico musicista, un ragazzo alto e col naso lungo, col naso adunco; eri estroverso e potente, eri deciso e maniacale, eri tornito ed esagitato, eri vero ed eri un poco malinconico.
UCEUB (un calamaro e una balena), t’ho incontrato appiccicato a un palo della luce, fuori da Le Mura, mentre mi pomiciavo una sgarzolina che ho amato e che m’ha tradito con il mio amico più brutto, con il mio migliore amico. La crocifissione della melanzana.
UCEUB (un cazzetto e una bottana), t’ho incontrato attaccato alla finestra del cesso del Big Star, mentre ubriaco pisciavo via tutta una grande tristezza che m’attanagliava l’anima. La melanzana illuminata, illuminata dal Dio porc.
UCEUB (un cristiano e una bistecca), t’ho letto mentre ero in viaggio, lontano e da solo, e mi hai insegnato come sfuggire alla tristezza della pasta al pesto e alla malinconia dei wruste sulla patella sporca. Mi hai salvato di risotti deliziosi e di intense spaghettate, parcheggiato nel deserto australiano. Mi hai fatto sentire un po’ meno solo.
UCEUB (una custode e una biblioteca) t’ho incontrato, quando sono tornato,

t’ho incontrata, Giulia, t’ho incontrata allo stadio olimpico, una sera d’inverno. Era la prima volta che ci entravo, nello stadio olimpico (sono un romano irrispettoso), e il campo da gioco sembrava più piccolo di quanto non mi fossi immaginato. Eri stanca e più magra, eri più bella, tutt’e due insomma eravamo cresciuti, entrambi avevamo un po’ la morte negli occhi (come si suol dire), o almeno un po’ di tristezza. Anzi, diciamolo meglio, non proprio NEGLI occhi, ma solo sulla superficie, perché dentro
e come si muovono le mani
lo dicono subito, al buon osservatore
la straordinaria lottatrice che sei.

Un tuo fan sfegatato,
il tuo amico Jacopo La Forgia


Ok, insomma, tutt’apposto, possiamo comincia.

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Moussaka greca light per poracce che devono magna de meno tipo te

Ingredienti per 4 persone che devono magna poco

3 melanzane medie
500 gr di macinato
500 gr passata o polpa pomodoro
3 patate medie
1 cucchiaino di cannella
aglio, cipolla, sedano, carota
500 ml latte
70 gr burro
70 gr farina
2 cucchiai d’olio
sale, pepe, noce moscata
prezzemolo
1 bicchiere di vino bianco

Per prima cosa tagliate a fettine tonde le melanzane e grigliate per bene e mettetele da parte.
Poi dovete preparare il ragù in maniera semplice e veloce, come fanno quelli che non je va de fa niente. Insomma, potete tritare il soffritto di sedano carote e cipolla a mano col coltello o lo tritate con un robot se siete tanto cretini da non saper usare un coltello. EW niente e lo mettete in padella con due cucchiai d’olio. Fate soffriggere per almeno 10 minuti. Guardate io quanto so brava che a casa pè taglia c’ho solo la lama da barba de mi padre?
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E vabbè quindi aggiungete il macinato, fatelo rosolare bene e sfumatelo col bicchiere di vino bianco. Quando l’alcool sarà andato via per sempre aggiungete la passata o la polpa di pomodoro e lasciate cuocere per una quarantina di minuti. Aggiungete sale, pepe e 1 cucchiaino di cannella. Anche due, se vi piace.
Nel frattempo che si cuoce il ragù preparate la besciamella: fate il roux con burro sciolto e farina, lasciate legare il grasso all’amido per una decina di minuti a fuoco basso e poi aggiungete il latte intiepidito. Mescolate bene con una frusta in modo da non far creare grumi.
Poi tagliate le patate a fette come le melanzane.
Grazie. Baci.
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Ah no n’è finita.
ora bisogna assemblare tutto e mettere a scaldare il forno a 180°.
Mettete sotto le melanzane coprendo bene il fondo della teglia, sopra mettete il ragù e le patate e a ripetizione così fino a che non finite tutto.
Sopra, in finale, mettete la besciamella in abbondanza.
Cuocete poi a 180° per un’oretta e abbassate di tanto in tanto se vedete che diventa troppo scura.
A me è venuta così ma stavo in hangover quel lunedì.
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Insomma, mi pare chiaro di decorare con prezzemolo e poi magnate a stecca.

bacioni, vi voglio bene.
Questa è la traccia che dovete sentirvi.
Ciao.
Ciao.

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L’amore è un diocane che viene dall’Inferno – Orecchiette ceci e vongole con zucchine romanesche


Ciao a tutti, dopo il grande boom della pagina di facebook e le tantissime visualizzazioni del blog ora mi vergogno a dire le cose. Se non fosse che non me ne frega un cazzo e quindi continuo a scrivere.
Di cosa parliamo oggi?
Parliamo di Carver e del suo famosissimo libro “Di cosa parliamo quando parliamo di Porco Dio”, utilizzato anche da Inarritu per quella paraculata di film di nome Birdman.
Badate bene, a me di quel film è piaciuto solo il pezzo sul Porco Dio di Carver e secondo me manco l’ha sviluppato troppo bene.
In ogni caso Amore = Porco Dio. L’ho già detto e ridetto, presa più dalla rabbia e dallo sconforto e ora fondamentalmente sto abbandonando le speranze. E se la speranza è l’ultima a morì allora siamo vicini al catalisma. L’amore è un diocane che viene dall’inferno (questo è Bukowski, vabbè, fa rima e ce sta), lo sapete sì?
No ecco, voglio solamente dire che manca sempre qualcosa nelle persone, siamo in un periodo di crisi e le persone mancano di altruismo e bellezza, si tende a pensare a tutte le proprie priorità (propriorità?) scalzando gli altri, l’umiltà si è fatta sempre più rara e io sto cercando minuziosamente di arrivare agli altri nella maniera più semplice e genuina, tenendo da parte arroganza e saccenza. Ce sto a spenne i soldi dalla psicologa e in più spendo tempo a ragionare su come mi percepiscono gli altri e come migliorare quindi la percezione immediata, la prima che hanno le persone nei miei confronti.
Ma lo sforzo lo sto a fa solo io perché sul mio cammino incontro solo teste di cazzo, Madonna merda.
E non me voglio lamenta de quelle persone che ultimamente sono uscite con me, che c’hanno provato, poi c’hanno ripensato, quelle che prima sì poi no, quelle che “no c’ho la donna”, quelle che “sei troppo piccola però sei sveglissima”, quelle che “porcodio dici troppi pochiddii”, quelle che “scopiamo poi vediamo” (che a me andava pure bene però se ne sò annati prima de scopa) e quelle che stanno in Burundi e dicono “ti vorrei sposare”, no, voglio lamentarmi semplicemente di me stessa e della mia incapacità di scegliere situazioni in cui potrei effettivamente conoscere persone interessanti. Di questi tempi è proprio difficile sapere dove vanno le persone interessanti quando non vanno a ballare o quando non vanno a bere o quando non vanno a cena fuori o quando comunque io sono in condizioni tali da poter non rimorchia ma essere percepita come una persona interessante.
Che poi basta guarda quello che faccio io in realtà. Tu che fai? Sto a casa.
Come te, uomo interessante che aspetti me.
Non voglio mica sembrare disperata, sto pure bene, non è che c’ho tutta sta fretta, a 25 anni troppe tranvate pijerò, però ecco, io me miglioro, lavoro su de me, cerco di essere una personcina a modo, con tante cose interessanti da dire, e te? Te me voi chiede de uscì testa de cazzo? EH? Ndo cazzo stai? Io non me chiamo mica Penelope eh? Io a na certa divento lella. Sì, lella. Anzi, me ne vado in Irlanda e me sposo con una irlandese dai lunghissimi capelli rossi. E vaffanculo uomo romano che stai lì a fa er sostenuto.
Ora cuciniamo che poi me rode tanto il culo.

Orecchiette ceci e vongole con zucchine romanesche
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Ingredienti per 4 persone che magnano na cifra e se ne fottono della prova costume:
500 gr di orecchiette
1 scatola e mezza di ceci in scatola, ma pure 2, ma che ce frega (poi se c’avete quelli secchi li mettete a bagno la sera prima e poi li cocete na cifra. Io nc’ho tempo)
1/2 kg di vongole fresche se non avete un padre che compra le vongole surgelate perché stanno in offerta  (maledetto), vongole surgelate ovviamente scongelate!!!
5 zucchine romanesche
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
4 cucchiai d’olio Evo
Prezzemolo se ve piace
1 bicchiere di vino bianco bono
sale, pepe
n’anticchia di rosmarino e salvia se usate ceci secchi perché poi quando li andate a bollire li bollite con un paio di foglie di salvia e un rametto di rosmarino, così se insaporiscono, sò boni.

Allora per prima cosa tritate una cipolla dorata,  poi tagliate a cubetti più piccoli possibili le zucchine, in questa foto potete vedere che è molto semplice, anche se avete un coltello di merda:
IMG_9428Dopodiché potete soffriggere la cipolla in un paio di cucchiai d’olio e poi aggiungere le zucchine. Non vanno cotte molto, soprattutto perchè ci piace che diano un po’ di croccantezza al piatto.
Quindi che sò, dieci, 15 minuti a fuoco basso possono bastà.
Poi ve le mettete da na parte ad aspettà che arrivi il resto.

Poi potete mette su l’acqua della pasta che tanto ce mettemo poco a fa il resto.
Se avete le vongole fresche dovete metterle a spurga per un’oretta e poi controlla se non so piene de sabbia ( è un lavoro duro ma so che ce la potete fare)  altrimenti prendete le vongole surgelate di merda. In entrambi i IMG_9435casi però soffriggete i due spicchi d’aglio in 2 cucchiai d’olio e aggiungete le vongole. Nel caso di vongole fresche le dovete far aprire bene, nel caso di vongole surgelate un cazzo.
Poi sfumate col bicchiere di vino bianco e aggiungete a sfumata effettuata i ceci senza la merdina di cremetta che fanno in scatola (magari ne mettete da parte due cucchiai così vi aiutano in mantecatio). Se usate quelli secchi belli bolliti da voi altrimenti IMG_9438mettetevi da parte un po’ di acqua di cottura che è bona.
Comunque, ricapitolando: abbiamo zucchine pronte, vongole aperte e ceci già cotti.
Quindi unite tutto, togliete gli agli e fate cuocere tutto insieme per 5 minuti così tutto prende il sapore di tutto. Salate e pepate quanto ve pare.
Poi salate l’acqua, buttate le orecchiette e appena so pronte ripassatele nella padellona col condimento per 2 minuti girando animatamente e facendo “porcodeddio che bono porcodeddo che bono”.
E niente, so pronte.
Buon appetito.

Questa la canzone per accompagnare il tutto, che alla fine sono sempre un’anima che si ascolta cose tristi

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Salmone in crosta de Dio con spinaci, noci e sto cazzo (Anche perché sò troppo fica)


Avevo promesso di scrivere più frequentemente ma non mi è stato possibile perché sò troppo fica e non ho avuto tempo.
L’essere lasciata di nuovo dallo stesso stronzo, aver passato qualche mese un po’ in sordina (sì, vi ho abbandonato e mi spiace) mi ha un po’ limitato  ma ormai da due mesi sto in formissima, mi sento bona, felice e una persona che spacca. È stato difficile raggiungere questi pensieri, rinnovare l’autostima, conoscere persone nuove e farsi apprezzare ma credo di esserci riuscita alla grande. Anche perché sò troppo fica.
Stare sola, tornare dai miei, intraprendere un percorso di psicoterapia e conseguentemente migliorarmi nei rapporti con i miei genitori e con gli amici mi ha dato da pensare che l’uomo (e la donna anche di più) hanno una grandissima forza. Non sono mai stata un’entusiasta della vita, anzi. Mi ritengo una pessimista col sorriso, di quelle “come va va, tanto la vita fa cacare e morimo tutti”.
Ma forse la realtà è un’altra: bisogna farsi forza quotidianamente e pensare che tutto questo non è affatto male.Anche perché sò troppo fica. Non è male conoscere nuove persone, uscire, divertirsi un sacco, bere, scopare, o semplicemente fumarsi una sigaretta alle tre di notte da soli al ritorno da una serata al parchetto sotto casa con la luna piena che illumina tutto quanto. E stare in pace con sé stessi.
Insomma regà, de base va alla grande, ho tanti progetti in testa, ma tanti eh. la cucina a domicilio..l’home restaurant..il porco dio. E spero che almeno un paio si concretizzino e che io possa darvi la mia cucina a casa vostra spendendo poco ma con una qualità assurda. Purtroppo questo significherà cambiare qualche cosa di questo blog, renderlo professionale e appetibile ad un pubblico più ampio ma non temete perché sarò sempre io a scrivere, sempre io a prendervi per il culo e farvi ridere. E poi voglio dì, mi avete rotto il cazzo una cifra per farvi le cose a casa vostra. Mo lo faccio. Non vi mollo più porcodio.
Mò non so più che divve, che volete sapè? Ah sì beh, sò single. Sò pure un sacco bona quindi vedete quello che dovete fa, me sembra no spreco, lo dico per voi eh, mica pe me.
Io sto bene uguale. Anche perché sò troppo fica.

Ora che dite? Cominciamo? C’ho sta ricettina carina carina che secondo me ve pò riusci pure bene se non fate gli stronzi.

Salmone in crosta di brisèe con spinaci e noci

Ingrdienti per due persone che magnano come se dovrebbe magna o per 4 che fanno i froci:

500 gr di filetto di salmone fresco (2 filetti non troppo grandi sono perfetti)
1 rotolo di pasta brisée
un cucchiaino di semi di Chia (ma anche semi di papavero)
100 gr di spinaci fresci
1 manciata di noci sgusciate
3 cucchiai d’olio Evo
1 tuorlo d’uovo
sale, pepe nero, dragoncello
la scorza di 1 limone

Togliete la pelle dal filetto facendo attenzione a non strappare la carne insieme alla pelle. State attenti porcodio v’ho visto che avete fatto na merda e mo rimettete a posto er salmone come se fosse un puzzle. No. fatelo bene, aiutatevi con un coltellino.
Sciacquate il pesce e controllate la presenza di eventuali spine. Asciugatelo bene con dello scottex. Ho usato per questa ricetta due filetti non troppo grandi e li ho sovrapposti; li ho cosparsi di sale e pepe, aromatizzando con del dragoncello e la scorza di un limone che lo fa diventa veramente na cosa da froci. Così:
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Aprite quindi il rotolo di pasta brisée e adagiateci sopra il filetto chiudendolo bene bene. Se avete difficoltà fateme no squillo.
Poi eliminate la pasta in eccesso se serve. E co quella che avanza ve ce tappate le orecchie. Fatto questo comunque, rovesciate il tutto in modo tale da avere la chiusura sotto. Spennellate con il tuorlo d’uovo e cospargete di sale e i semi di Chia. Ma anche semi di papavero o sesamo o sto cazzo.
Così:
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Fate riposare in frigo per 15 minuti e infornate nel forno già caldo a 190° per 20/25 minuti.
Guardate che bello:
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Una volta cotto fatelo riposare 5 minuti prima di tagliarlo. Altrimenti prima ve ustionate e poi porcodio non lo riuscite a taglia per bene.
Per il contorno prendete gli spinaci, conditeli con l’olio e il sale e aggiungete le noci spezzettate.
Servite.

Ciao.
Carino no? Me impegno na cifra. E poi è un piatto che fa mega bene. Pieno de Omega tre, de dio cane, de madonne.
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E per voi una bella canzoncina che mi fa tanto volare, buon appetito, buon tutto, torno ad essere fica e vado a cucinarmi il pranzo!

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Nepotismo e carciofi: storia di mia nonna e delle Lasagne ai carciofi


Adoro mia nonna.
Non pensavo avrei mai dedicato un post a lei.
Mia nonna è del 1929. Un anno dopo Piero Angela, così per dire. È così strano vederlo vicino a quando sono nata io: 1990. Sono un sacco di anni porco dio. Ci pensate voi a vivere fino a 80 e passa anni?
Io al pensiero mi sento strana. Ci arriverò come ci è arrivata mia nonna?
Perché mia nonna, vedete, è arrivata agli 86 anni con grazia seppur inciampando qualche volta, passando cose un po’ particolari e anche preoccupanti. Mi sembra questa la parola giusta comunque, Grazia.
Mia nonna è precisa, legge un libro al giorno, le piacciono i film quelli della sua epoca in bianco e nero con le star degli anni ’40, ’50, ’60. Se le chiedete un attore poi vi sa subito dire chi è. È informatissima e la sua memoria è incredibile. Li sa veramente tutti. Poi si vede anche i film nuovi al computer ma dice sempre che non le piacciono e trova sempre paragoni con i suoi film del passato e io mi accorgo che più andiamo avanti più tutto è un’elaborazione di quello che ci siamo lasciati indietro.
Poi dovreste vederla: quando si piega i suoi vestiti o quando si porta la borsa sul divano perché c’è tutto lì quello che le serve, non ha bisogno d’altro, una libreria e la televisione davanti, il telefono di casa a portata di pochi movimenti e la borsa, sul divano.
Insomma, la invidio.
Invidio la sua storia d’amore con mio nonno che è cominciata quando lui aveva passato i 30 anni e lei era poco più che ventenne. Invidio il fatto che anche con mille difficoltà e cose che sinceramente nemmeno immagino, siano stati sempre insieme. Che si davano alla pazza gioia sempre e comunque e invidio soprattutto il fatto che le loro foto insieme sono bellissime, perfette. Ricordo da piccola l’amore che metteva in tutto quanto anche se mio nonno era diventato un dito al culo. Come voialtri.
Invidio anche i suoi carciofi. Come li fa lei non li fa nessuno. Ed è una delle poche cose che continua a fare. Sapete, prima era un portento in cucina. Mi ricordo quand’ero piccola le orecchiette che stendeva sul tavolo della cucina, gli involtini alla romana e il macinato che faceva con il macinacarne sempre attaccato a quel tavolo. Insomma, cose che non esistono più, cose che non facciamo più e che mia nonna faceva ogni settimana e ora, non ce la fa più. Quindi cucino io.
E scrivo anche.
Mi spiace non aver scritto un cazzo negli ultimi…boh, porcodio di sei mesi se non sono otto, sono poco brava a contare i mesi se le mani le uso per spingere dei pulsanti.
Comunque, sono successe 3/4 cose che vale la pena dire:
1. sono dimagrita 15 kg o poco meno e quindi sono una fregna.
2. la moltiplicazione degli stronzi e delle zoccole si è verificata anche quest’anno.
3. essendo dimagrita ho conosciuto una nutrizionista, la cara Drusilla. Io e Drusilla stiamo scrivendo un libro sulla dietetica e avremo bisogno di voi per farci conoscere. Quindi Porco Dio quando sarà voglio da voi la massima collaborazione.
4. Ho lavorato fino a un mese fa per una friggitoria e ho fatto dei fritti di Cristo ma ora ho deciso di fare altro. Ma non vi abbandono. Ho mille ricette da darvi.
E questo è stato il mio pranzo di pasqua, nelle Marche, dove ho potuto raccogliere mentuccia sul prato e buttare gli scarti dei carciofi sotto agli abeti senza doverli costringere in buste brutte e cattive:
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Lasagne ai Carciofi
Ingredienti per una bella tegliona (4/6 persone dai, dipende quanto ve piace sfattonà)
6/7 carciofi
1 lt di latte
100 gr burro
1/2 buste di lasagne già confezionate
1 bicchiere di vino
2 mozzarelle da 125 gr
3 cucchiai di farina
200 gr parmigiano grattato
olio evo in abbondanza
sale, pepe, noce moscata
1 mazzetto di mentuccia
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Pulite i carciofi e tagliateli a spicchi o a forma di porcodio. Se non siete capaci non me ne frega nulla, dovete imparare perché i carciofi sono buoni. Teneteli nell’acqua e limone se non li cucinate subito, ma dovreste perché sennò diventano troppo brutti.
Prendete un bel padellone e fate rosolare l’aglio nell’olio.
Poi buttateci i carciofi e sfumateli col bicchiere di vino. fateli cuocere parecchio, fino a che non li assaggiate e sò morbidi e boni e ve li vorreste fini dalla padella. Tritate anche la mentuccia che avete se non raccolto, almeno comprato e aggiungetela ai carciofi. Salateli,  pepateli e fateli freddare un po’.
Nel frattempo poi cominciate a fare la besciamella. Fate il roux in un pentolino con 60 gr di burro e 60 gr di farina (2/3 cucchiai) e fate stare a fuoco basso per 5 minuti e nel mentre scaldate il latte. Quando il latte è sul punto di bollire aggiungete il roux e mischiate con una frusta vigorosamente cosicché non si formino grumi. Salate e mettete abbondante noce moscata. Non deve essere troppo densa, per le lasagne c’è bisogno di una besciamella liquida che rimane sugna quando poi tagliate la lasagna quando è pronta.
Ecco, poi dovete tagliare la mozzarella a cubettini, prepararvi sul tavolo tutte le cose e cominciare a stratificare tutto, così (foto di merda, non me ne sono accorta che è venuta na merda)
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vabbé, detto e fatto tutto questo, cominciate a mettere un mestolino di besciamella sul fondo della teglia in modo che non vi faccia dire porcodioporcamadonna quando dovrete tagliarla e nulla si staccherà dal fondo.
Coprite con la pasta e poi cominciate mettendo: carciofi, besciamella, mozzarella e poi parmigiano, poi di nuovo pasta e fino a che non finite tutto ripetete fino alla morte.
All’ultimo strato abbondate con il parmigiano e la mozzarella così fa un bello strato di bontà.
Cuocete in forno già caldo a 180° per una mezz’oretta. E gli ultimi 5 minuti se il vostro forno è scarso mettete il grill, se siete capaci.
Prima di toccarla dite una cinquantina di porcoddiiiiiiiiiiiii e poi tagliate e magnate.
Ciao cori de Giulia, prossima settimana altra ricetta altra corsa, sto carica a pallettoni.
Ciao.
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p.s.: Per Cristina e Manuel, per fare la crema di carciofi dovete cuocere i carciofi un po’ di più fino a che non sono belli spappolosi. Poi mettete in un contenitore, aggiungete olio più che potete e volete e poco di acqua calda (se non brodo vegetale, non so se pretendo troppo) e frullate col minipimer. Dovrebbe venì. Non ce vole tanto.
p.s.2 se siete persone interessanti e persone belle, con proposte idee e magari volete cominciare a buttarvi nella cucina o volete pettinare i miei capelli scrivetemi a mazzonegiulia5@gmail.com

p.s.2: 

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Illazioni di Settembre – Burritos al corpo di Cristo (nel senso che Cristo è carne macinata)


È il 12 settembre, tra meno di un mese faccio 24 anni, questo giusto per ricordarvi che in questo mondo di disadattati/ritardati/ignoranti esistono persone che stanno dalla parte giusta nonostante ancora siano dei lattanti che ciucciano il latte dall’inesperienza e dall’ingenuità. Non è per vantarmi, ma per essere un dito al culo, come sempre.

Settembre,  parliamo di Settembre:
un mese di rinascita e rinnovamento (altro che Capodanno) che ti rimette subito in carreggiata nella strada per il Porcodio.
Immagino che capite cosa intendo e se non lo immaginate ve lo spiego subito.
Chi vive a Roma, chi c’è nato, chi ce fa du salti al mese e chi c’è crepato sa che Settembre è un mese strano, bello (fa cominciare l’autunno), il più importante e il più irritante di tutto l’anno.
Settembre a Roma ti fa ricordare la Roma di Agosto e poi te lo butta subito al culo: riiniziano le scuole, ricominciano tutti a lavorare, chiudono i cantieri (magari), le ferie vengono dimenticate, le foglie degli alberi cominciano a cadere e ad intoppare anche il culo di tua nonna e improvvisamente, a tutti je rode il culo. E a tutti je roderà fino all’agosto dopo.
Nonostante ciò, a me Settembre è sempre piaciuto. Un po’ perché fa arrivare il mio compleanno ( ancora purtroppo faccio parte di quella sfera di giovani donne ancora felici di fare gli anni e di ricevere regali), un po’ perché vuol dire che arriva l’autunno e posso mettermi le giacche comprate in pieno agosto a Porta Portese , un po’ perché quest’anno comincio a lavorare e a metter da parte due soldi per fuggire da Roma.
E poi a Settembre si fanno i buoni propositi, si avviano nuove cose, cambiano i menù e dopo le ferie la vita sembra un po’ meno amara. Badate bene, ho scritto sembra.
Anche perché a Settembre devi fare i conti con quei 9 mesi di anno, quel parto gravoso e difficile, che ti ha cambiato un po’ o forse per niente, che ti ha fatto capire tante cose o forse no e che ti convince sempre di più che ogni anno è uguale all’altro, che ogni giorno è uguale a quello prima e a quello dopo e che questo mondo è na giostra e noi siamo quei bambini tristi che guardavano invidiosi i bambinetti viziati che riuscivano sempre a salire sul giochetto più fico o quelle bambinette tutte carine già a 7 anni che ti fregavano il posto sul cavalluccio nero coi brillantini sulla criniera. Per quanto riguarda me, inutile e misera persona circondata da pazzi e ballerine, posso dire che un po’ sono cresciuta e che la sofferenza, anche se solo mentale, mi ha portato ad un livello di paranoia e al tempo stesso un livello di lucidità tale da farmi capire che è tutto, e dico tutto, profondamente inutile e quelle poche soddisfazioni che abbiamo svaniscono presto, troppo presto, e le seppelliamo subito interrandole in rancori e cattiverie e poi subito dopo torna un po’ di felicità e via di nuovo con la stessa giostra di prima. Non voglio essere pessimista, il pessimismo è la scala che ti porta verso gli abissi della solitudine e dell’odio e questo è na merda, veramente; voglio solamente spiegarvi che la consapevolezza di vivere qualcosa che porcodio, ma che cazzo è, ma perché devo sta al mondo pagando quelli lì perché sì, pagando la multa perché ho parcheggiato su delle strisce blu che per me non hanno significato, stando appresso a persone di merda, cose di merda, avvenimenti di merda, giornalisti di merda, internet di merda, “amici” di merda cui non me ne frega un emerito cazzo?
Ecco, ragazzi, io voglio andare a vivere in mezzo alle capre, alle mucche con la vicina che mi dà le uova e io che le do il latte. Ecco Porco Dio, basta obblighi stronzate,tasse, falsità e sorrisi gratuiti.
Ecco tutto questo per dire che in questi mesi dentro di me è cresciuta solo la rabbia, completamente gratuita, per qualsiasi cosa. Non do la colpa a niente e a nessuno o forse sì ma fatto sta che non je la faccio più. E in tutto ciò vorrei essere migliore per quelle persone che stanno vicino a me e sono ancora motivate da qualcosa o anche per quelle persone che hanno raggiunto una certa età e motivazione non ne hanno più.
Mio padre è depresso, io non sto tanto bene e quindi oggi vi tocca un burrito triste e sconsolato, però anche piccante e facile da preparare, così nel frattempo che cucinate potete pensare ai cazzi vostri oppure farvi una canna.
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Ingredienti per 4/5 burritos, ma pure sei, dipende quanto li volete fare sugni o se volete fare delle merdine per l’aperitivo:

– un pacco di tortillas di farina o di mais –che consiglio perché vanno bene anche per i nostri amici celiaci del cazzo-, che trovate nei supermercati più forniti, in genere vicino alle cose etniche, (vi dico di comprarle perché se anche mettessi la ricetta della tortilla nessuno la farebbe e tutti la comprereste quindi per me è uno spreco di tempo, stronzi)
– Mezzo kg di macinato BUONO, non quello che costa 4euro al kg, se riuscite anche a prenderne 250 gr di macinato di maiale e 250 gr di macinato di manzo avete ancor di più la mia approvazione
– 2 bei peperoni
– 2/3 etti di fontina
– 1 scatola di mais in scatola inscatolato
– 1 bella cipollona
– 2 spicchi d’aglio
– mezzo tubetto di concentrato di pomodoro o anche un paio de mestolate di passata
– peperoncino (come lo preferite? a pezzi? secco? in polvere? fresco? fate un po’ come cazzo vi pare)
– olio, sale, blablabla

Pè prima cosa fate il soffrittino, tritate la cipolla e sbucciate l’aglio e poi tritate anch’esso così poi nessuno ve farà parla pe l’alitosi e mettete a rosola per bene in un po’ tanto olio. Poi aggiungete la carne e la fate rosolare a fuoco vivace fino a che non è tutta cotta facendo attenzione a non girarla troppo ( il grasso del macinato di maiale dovrebbe evitare che si appiccichi alla padella, e questo succede se avete una padella di merda). Ora spegnete e annatevene a fanculo. No scherzo. Però spegnete daverio.
Poi a parte prendete un’altra padella e cuoceteci i peperoni tagliati a filettini carini carini carini (se ne avete uno giallo e una rosso potete anche urlare forza Roma quando li lavate e quando li tagliate) con un po’ d’olio e anche un po’ d’acqua calda cosi si lessano un po’ e i burritos verranno meglio. Insomma, orientativamente devono cuocere almeno una ventina di minuti, più li cuocete meglio vengono, poi insomma dovreste saperlo che più cuocete una cosa più la rendete digeribile.
Detto questo e finiti di cuocersi i peperoni li unite alla carne, mettete il concentrato o le mestolate di pomodoro passato, mettete tutta la scatola di mais che avete comprato e fate cuocere un’altra decina di minuti aggiungendo olio se necessario (ma non credo). Salate e mettete il peperoncino che preferite ed esagerate pure se volete!
Ecco, ora il ripieno per i nostri burritos per ritardati dovrebbe essere pronto e presentarsi più o meno così:
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Ora è tempo di fare questi cazzo di burritos ma c’è un altro ingrediente che ancora non abbiamo considerato: la fontina.
Una volta raffreddata la carne ci aggiungete metà della fontina tagliata a cubetti, mentre l’altra metà la tagliate a fettine e la tenete lì che vi guarda sul tagliere.
Ora prendete le tortillas e una alla volta le fate scaldare un po’ in una padella in modo tale che si ammorbidiscano un po’, si tratta di 20 secondi davvero ragazz, altrimenti vi si brucia. Poi mettete il ripieno da una parte e arrotolate (ci sono diversi modi di chiudere i burritos, a me piace arrotolarli per vedere la spirale dell’amore altrimenti potete chiuderli a fazzolettino ripiegando la parte inferiore e i lati verso l’interno tipo questo ma a me non piace perché poi esce tutto e nun se magna bene.
Dopo averli arrotolati tutti li mettete su una teglia da forno  e ci poggiate sopra le fettine di fontina così poi li mettete in forno a 150° per 5 minuti, si scioglie e via, il burritos è fatto, aspettate 5 minuti sennò se ustiona pure er crocifisso che c’avete ar collo e via.
Se volete proprio essere impeccabili e farlo ancora più sugno potreste passare al volo i burritos arrotolati nella padella dov’era la carne, così si colorano anche un po’, forse i mia so un po’ anemici.
Questi burritos possono essere serviti così, senz’arte né parte ma se invece volete qualcosa di più completo potete accompagnarli con del riso e i fagioli neri messicani.
Il risultato finale è più o meno questo:
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Apposto, siete contenti? È tornato il dito al culo Giulia.

E per questo Settembre ho una sola canzone che per me è bellissima e di quello che pensate voi mi faccio il bidet.
Anche perché un testo così ma chi cazzo ve lo scrive? Quelle merde hipster che vi sentite? No!!  Un testo così ve lo scrive dei pischelli di Roma che qualche anno fa faceva roba decisamente migliore della roba italiana che gira mo. Poi, se non ve piace, cazzi vostra, io sto in fissa perché sono una romanticona del cazzo.
Il video fa cacare male ma se leggete i commenti su youtube fanno troppo ride.

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Spaghetti al Tonnoddio per due : un De Cristo è per sempre.


Fun/fan fact #1
L’altra sera ero davanti al bruschettaro a Trastevere (strano, stavo degustando casualmente una bruschetta con le melanzane) e ho notato da subito un bestemmiatore accanito che ha porcoddiato un suo amico fragorosamente. Io, munita di adesivi del blog, presa da un eccesso di simpatia e spavalderia l’ho approciato così: ” Ciao io sono Giulia e questo è il mio blog: si chiama un cucchiaio e una bestemmia, penso che possa essere ideale per te, buona serata”. Facevo per andarmene quando il ragazzo mi ha chiamato e mi ha detto ” no no nun te ne annà, viè ‘npo’ qua, spiegace mejo a me e all’amici mia”. Al che ho cominciato a spiegare a grandi linee le caratteristiche del blog e lui mi ha risposto così : “ah ma quindi sei a favore, me parevi ‘na testimone de Geova tutta precisa che me sei venuta vicina tutta calma, mica me pensavo che eri una che bestemmiava”. E io: “No tesoro, sono una dell’altro Credo, quello del Porco Dio. Perché sai, bisogna crederci. Nel Porco Dio bisogna proprio crederci”. Il ragazzo era allibito e divertito e un signore, un po’ tossico, uno di quei trasteverini che incontri sempre, sempre ubriaco davanti ai posti dove riesce a rimediare fondini di birre e sigarette a metà mi fa: ” c’hai proprio raggione signorì, tocca credece sur serio”.
Commossa e sorridente me ne vado dalla mia bruschetta.
The end.

Per il resto procede tutto alla grande, ho cominciato a lavorare per una futura friggitoria di nome Pastella (il negozio ancora non c’è ma presto ci sarà e potrete venirmi a trovare tantissimo e mangiare cose fatte da me) facendo eventi con diverse location ma con lo stesso intento: farvi mangiare tante cose fritte buone.

Insomma, la ruota un po’ gira, anche se con stanchezza e qualche ormone di troppo (porco il Dio degli anticoncezionali del cazzo). La mia famiglia sta bene, sabato se ne sono andati in vacanza, io compro le prime cose con i soldi dello “stipendio” e sono contenta che sto riuscendo a farmi spazio nel mondo.
Voi siete i soliti coglioncelli al sugo de coda, io sono sempre la stessa, soprattutto perché ho ripristinato quella che era la mia bellissima e maledetta vita a Roma e quindi boh, va tutto bene. Poi mo ve faccio vede sta bella ricettina che ho fatto domenica a pranzo per me e quel disperato dell’homo mio.
La storia di questa ricetta viene da un mondo lontano, il mondo di quando facevo la maturità 5 anni fa, quando è morto Michael Jackson, poro cucciolo (qualcuno lo poteva avvertire che se ti sbianchi poi Dio si incazza perché è negro  – non finirò mai di ripetervelo-), o perlomeno mi ricorda quel periodo, di quando andavo a bestemmiare per quella stronza di Cartoni  di geografia astronomica da una mia compagna di liceo (Laura. Alla fine c’è finita pure lei nei miei aneddoti culinari, speriamo che non si arrabbia).
Insomma, la mia bellissima e fiochissima amica Laura un giorno a pranzo mi regalò questo ben di dio porco che non è la classica pasta al tonno secca e triste che fanno tutte le seghe in cucina ma è una versione di quelle super, di quelle epiche, di quelle super super buone, mega sughe ed ignoranti e che potete rifare benissimo a casa cò du spicci. V’assicuro però che è da paura.
Guardate quant’è bella:
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Ingredienti per due che magnano na cifra la domenica a pranzo verso le 14.00 dopo un risveglio mastodonticamente storto e si ingozzano sul divano:

– 3 etti più o meno di spaghetti fatti bene, io ho usato la Pasta Liguori, hanno tenuto la cottura veramente di Cristo e il pischello mio m’ha pure detto “tesoro la pasta è cotta veramente bene” e io mi emoziono quando mi dicono ‘ste cose che ce devo fa
– 3 scatolette di tonno al naturale (di quello buono magari, così viene ancora meglio)
– 1 gibolla
– tanto olio evo
– una manciata di olive nere leccine, quelle un po’ amarognole che piacciono tanto a papà
– 2 sottilette (sì lo so, le sottilette sono una merda blablabla ma quando in frigo non c’hai un cazzo a volte sono la soluzione a tutto – e poi se cominciate a cacarmi il cazzo vi dico pure l’elenco dei formaggi de tutto il mondo ma per questa pasta e per questa cazzo di pasta dico che ci vogliono le sottilette. E non voglio sentire a né b né c.-)
– nu pizzico de sale ché le olive già insaporiscono.

Apposto.
Dovete cominciare a tritare bene la cipolla in modo tale che poi nel piatto non sentite minimamente la sua presenza ma sentite il suo profumo e il lontano sapore che viene dalle parti più remote dell’area dell’ascella pezzata di un 14enne in pieno sviluppo (boh, ma porcodio che cazzo sto a dì). Nel frattempo mettete su l’acqua perché questa è una di quelle ricette veloci e utili se si vuole mangiare un triceratopo dalla fame. Insomma, nella padella mettete un sacco di olio, se siete dubbiosi sulla quantità mettetene ancora che non guasta mai. E se ancora non siete sicuri mettetene altro.
Fate quindi questo bel soffrittino e fate ben appassire la cipolla per 5 minuti, poi mettete il tonno senza scolarlo troppo tanto poi quell’acqua de merda evapora. Fate cuocere bene per una decina di minuti aggiustando di sale e mettendo le olive denocciolate (che denocciolerete voi perché è semplicissimo poi voo spiego) abbassando il fuoco al minimo.  Nel frattempo cuocete  la pasta bella al dente, scolatela e mettetela nel sughetto. Appena avrà la consistenza che preferite – a me per esempio gli spaghetti piacciono quasi scrocchiarelli ma una cottura classica al dente non può che giovare a tutto il piatto- spegnete il fuoco e spadellate unendo le due sottilette. Appena si saranno tutte sciolte e avranno creato col tonno una cremina che non lascerà mai lo spaghetto per nessuna ragione al mondo nemmeno per un ragù di pesce spada la togliete e la impiattate.
Dovrebbe uscire bella bella come nella mia foto. e poi dovreste esclamare una cosa tipo quella sulla destra :
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(gli adesivi “De Cristo” e “bestemmiare aiuta” sono gentilmente offerti da Elvis Lives, la superficie è gentilmente offerta dalla mia cara Foxy (se la vedete in giro è la mia :D )

Ora vi saluto vi voglio bene ciao.
E questa è la canzone della mia estate, poi fate un po’ come cazzo ve pare a me me piace l’house dio mammuth.
Puglia arrivo.

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Considerazioni sull’esistenza del nostro Porco Signore con aggiunta di ricettina sgargiula (pastalfornobroccoligorgonzolaenoci)


Mi accingo a raccontarvi in breve le mie ultime due/tre settimane, quelle che intercorrono tra il mio ritorno da Berlino e adesso.
In realtà c’è ben poco che posso raccontarvi ma lo farò comunque perché è divertente.
Vi ricordate l’ultimo post? Annullatelo, la vita riserva sempre delle sorprese, belle sorprese, sorprese che ti fanno pensare una cifra e ti fanno rendere conto che della tua vita fanno parte delle persone più belle di quello che vogliono far credere (e meno male).
Mi sono ritrovata anche a pensare che qualche divinità superiore esiste ma questo non ha intaccato minimamente la mia vocazione di bestemmiatrice seriale che conoscete bene tutti. Insomma, tra il traffico, le vecchiette in Panda a 30 all’ora (eh, ho fatto er botto), gli avvenimenti sconvolgenti della 4×08 di Game of thrones, la mia personale vittoria contro le contorsioniste sui cazzi degli altri, diciamo che il Porco Dio, Gesù incoronato di merda e la Madonna sbruciacchiata sono essenziali per affrontare al meglio la vita (e penso mi possiate capire).
Riguardo l’esistenza di Dio mi pronuncio a favore del Dio che è insito in noi stessi. Ci piace bestemmiare per dare la colpa ad una cosa che non esiste, quando in realtà colui che bestemmiamo siamo esattamente noi stessi. Poi, per quanto ne so, a nessuno frega molto se bestemmiamo o no. Diciamocelo poi, ma chi cazzo se le incula le bestemmie nostre. Secondo voi, pure se ci fosse un tizio lontano nelle galassie che ci osserva, sentirebbe quello che noi stronzi diciamo perché sbattiamo un mignolo? Andandosi a fossilizzare su quelle decine di imprecazioni che diciamo ogni giorno? Ma dai su, non pijamose per il culo, stamo qua su questo pianeta tanto per, una sorta di passaggio in qualcosa che non sappiamo e non sapremo mai cosa vuol dire, siamo esseri strani, ci siamo costruiti, spesi e distrutti in un mondo che non sappiamo nemmeno cosa significa e ci sta bene così. Alla fine poi ci innamoriamo e tutti questi pensieri passano.
Io almeno la vivo così da un po’.
Poi, sinceramente, la vita e le persone mi hanno così sconvolta che forse sono diventata pazza e tra un po’ mi vedrete a battermi il petto in chiesa. No, sto a giocà, nun sia mai.
In ogni caso poche sere fa, il mio ragazzo ha sbattuto il mignolo sul piede del letto, ho visto la sofferenza e l’accecante dolore pochi istanti dopo seguiti da un silenzio sconvolgente. Ragazzi, la mia assenza che si è protratta per pochi mesi ha fatto cambiare le persone a me più care: in un momento come quello mi sarei aspettata come minimo un caloroso “Porca Madonna e tutti i santi in colonna figli di buona donna” ma niente. Il silenzio e pochi gemiti di dolore. Sono rimasta esterrefatta, forse sono io che faccio bestemmiare le persone a me più vicine. Ahah. Névvero, quello stronzo bestemmia almeno quanto me.
Comunque, tutto ok, se avete un lavoro da propormi fatelo, anche se si tratta di cucinare ad una riunione di partito del M5S assieme a tutti quei maledetti stronzi (con questa mossa spero di non avere più tra i miei fan dei grillini, grazie) spadellando con il sig. Beppe accanto a me che mi manda affanculo. Insomma, faccio di tutto, ciao.

Cucinamo? (Scusate la foto, è un momento difficile per il mio Iphone, è triste e depresso per via dei suoi successori, si sente messo in disparte e quindi scatta solo Lomo)
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Ingredienti per diciamo 6 persone che magnano abbastanza o per 4 che magnano come se fossero dei deportati dopo la liberazione:

700 gr di pasta, in questo caso fusilli, a me i fusilli fanno volare
1 bel broccolone (se è quello romano coi frattali è meglio)
40 gr di burro
40 grammi di farina
1/2 litro di latte
3 mozzarelle belle belle da facciamo 100 gr l’una
tante noci
300 gr di gorgonzola
2/3 belle manciate de parmigiano grattato
sale pepe q.b.

Vi bollite la pasta come gli italiani sanno fare, bella al dente, poi la freddate con l’acqua fredda e anche se perde di sale non ce ne pò fregà de meno perché tanto poi ci mettiamo tanta di quella roba che fermati, e la mettete da parte con un filo d’olio così nun s’encolla.
Bollite il broccolo, la consistenza che je volete da la decidete voi, a me piace un po’ scrocchiarello quindi diciamo che se lo tagliate grossolanamente e lo mettete a bollire diciamo che 15 minuti possono bastare, dipende pure da voi insomma. Io a Berlino avevo i fornelli a induzione, la vera rovina della società moderna, non riuscivo a fa un soffritto manco se me mettevo in ginocchio a pregà un santo pedofilo a caso.
Comunque, andiamo avanti. Scolate il broccolo e lo mettete da parte anch’esso.
Poi fate la besciamella, ve ricordate sì?
Fate il roux con il burro fuso e sul fuoco aggiungete la farina e frustate bene tutto, tanto lo so che ve piacciono le frustate; a parte scaldate il latte senza farlo bollire e lo aggiungete al roux, verrà una besciamella coi baffi, che vi piacciono assai anche loro a quanto sembra dalle vostre facce da vitellini da latte con questi baffi da cretini. Aggiustate di sale pepe e noce moscata a vostro piacimento, a me la noce moscata piace tanto quindi di solito abbondo. Poi è allucinogena quindi sempre meglio esagerare.
Poi prendete una bella ciotolona e mischiate la pasta con il broccolone fatto a pezzi, la besciamella ancora un po’ caldina così se mischia de Cristo e poi mettete anche il gorgonzola (che sempre perché la besciamella è caldina vi si scioglierà davanti agli occhi e voi non potrete far altro che dire Porco Dio).
In seguito tagliate due mozzarelle e le mischiate anch’esse nell’ambaradam, poi anche una manciata di parmigiano e le tante noci che vi ho detto, magari se c’avete tempo tostatele 5 minuti in forno a 180° e vedrete che tireranno fuori tutti i loro olii essenziali de sto cazzo e saranno più buone. Assaggiate, sentite se vi fa volare o se dovete aggiungere sale e pepe o peperoncino o quello che più vi piace insomma. E quindi trasferite il tutto in una bella teglia capiente.
Ultimate la preparazione mettendo in superficie in questo ordine (sennò mi incazzo): 1. la terza mozzarella tagliata picola picola 2. altre noci 3.due manciate belle di parmigiano grattugiato.
Infornate nel forno già caldo a 160° per una mezz’ora, regolatevi guardando il parmigiano abbrustolito e la mozzarella sfilacciante. A me la pasta al forno piace bella cremosa, piena di condimento e amore, poi fate vobis, se ve piace secca e triste fate un po’ come cazzo ve pare.
Poi la togliete dal forno, aspettate un paio di settimane perché sennò vi ustionate la lingua e poi ve la scofanate.
Ciao, per oggi è tutto. Baci.

p.s. questa canzone è veramente bella, se avete orecchie e cuore abbastanza umili e poco altezzosi:

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Pensavo fosse amore, e invece era un Porco Dio + Saccottino con peperoni e caprino per single.


Tra poco avremmo fatto un anno.
Non lo abbiamo fatto. E anche Porco Dio. Dio merda. Porca Madonna. Gesù Cristo appeso a una fune.
Andremo avanti. Siamo solamente persone in questo mondo enorme. Siamo piccoli mostriciattoli che prima o poi lasceranno questo mondo per essere terra e cenere.
Non è un discorso pessimista, anzi. Andremo avanti perché tanto la vita è un’esperienza strana. Ci pensate? Facciamo un sacco di cose, vogliamo bene, odiamo, beviamo, ci droghiamo, siamo tristi e siamo felici ciclicamente. E Perché?
Perché vivere è bello. Era bello andare a mangiare fuori con te ed era bello litigare per la musica in macchina. Era bello venire alle tue serate, odiare tutti ma amare te. Era bello poter finalmente dire: ho qualcuno che per me c’è. Era bello poterti vedere dalla mattina alla sera ed aspettare quel bacio o quella cosa che ci piaceva tanto che sappiamo probabilmente solo io e te.
Era bella la nostra vita. Era bella per me. Era difficile, era difficile vivere in un mondo che non ti aiutava e non ti faceva stare bene. Facevo di tutto per farti stare bene. Avrei sacrificato qualsiasi cosa per starti accanto e ridere.
L’unico, terribile, problema è che non era lo stesso per te. Ho imparato in questo poco tempo che non era la stessa cosa per te. Io ero Giulia e basta. Tu eri Tutto.
Stamattina mi sono alzata e ho avuto bisogno di dire basta.
Ogni persona con cui ho parlato e con cui ho condiviso quello che tu eri per me mi ha detto che queste cose succedono, che ci siamo passati tutti e prima o poi ci riprenderemo e saremo pronti ad affrontare qualcosa di peggiore o di migliore. Per questo dico basta. Mi passerà. Sono stanca di piangere per una persona che non esiste più. Non esiste più perché non esiste più la persona che amavo. È tutto cambiato. Sei cambiato.
Non voglio provocare in voi compassione o empatia per me. No, so quali sono i miei limiti, le mie debolezze e i punti forti che comunque mi manderanno avanti.
Questo anno è stato liberatorio, mi ha dato la consapevolezza che non ho sbagliato niente, che ho vissuto ogni momento come volevo che fosse:
1. ho lasciato l’università e ho cominciato il mio percorso di vita.
2. ho dato tutto ad una persona che doveva esserci nella mia vita ed il momento non poteva essere più adatto.
3. Ho fatto una scuola di cucina che mi ha permesso di approcciarmi al mondo in maniera diversa e mi ha permesso di crescere ancora.
4. Ho vissuto momenti bellissimi di cui non mi pento affatto, anche quando siamo andati a prenderci quel panino a S. Lorenzo alle 2 di notte perché semplicemente avevamo fame.
5. Ho passato il Natale più bello della mia vita.
6. Sto affrontando lo stage a Berlino come se fosse una sorta di cammino di redenzione (so che è esagerato ma la sto vivendo così, ed è troppo complicato da spiegare meglio) e dopotutto, me la sto cavando.
7. Ho recuperato il rapporto con mia madre crescendo con lei e facendole capire come sono e quanto sto male per te.

Vedete? Credo che sia tutto giusto. L’unica cosa che ho sbagliato è aver visto in te qualcosa che tu in realtà non sei. E mi dispiace. Mi dispiace soprattutto per te, perché mi hai lasciata andare.
E ora, dopotutto non potrò far altro che andare avanti e migliorare dopo questo grosso, madornale errore di valutazione.
E la cosa più bella è che non sto piangendo in questo momento, quindi sono cose che penso davvero.
La parte difficile di tutto questo è affrontare il fatto che non ci sei più. Che non racconterò più per un po’ i miei film a nessuno. I miei viaggi, i miei trip. Quelli che ci piaceva tanto fare insieme. E ci piaceva non ricordarci niente il giorno dopo. Questa è la parte difficile. Proprio quella in cui ripenso al mio compleanno e alla mail di Asos, al fatto che ho pianto un po’ e poi ti ho abbracciato forte. Perché in quei momenti penso sempre che c’è stato qualcosa in più e non dovrei rinunciare a te. Dovrei lottare per te ancora un po’.
Ma no, perché tu ormai hai preso un’altra strada.
E in questa strada io non ci sono e probabilmente non ci sarò mai. Lo accetterò, e mi spiace aver scritto questo, tu che stavi con me, ma dovevo avere un pretesto per raccontare di quando sono tornata a prendere le mie cose e la mia macchina e poi la mia macchina non è partita per la batteria scarica. E abbiamo riso per l’ultima volta insieme. E io ti ho chiesto se potevo parlarne qui. Ecco, ho scritto tutto questo solo per giustificre questa storiella che fa ridere. Vi immaginate due che si lasciano, si dicono ciao e poi la macchina non parte e devono stare un’altra mezz’ora insieme a piangere e ad abbracciarsi?
Ditemi se non fa ridere. Beh, ho detto tutto.
E state tranquilli, io sto bene, diciamo che voi siete i miei psicologi e mi aiutate.
Ora cuciniamo:
niente di impegnativo, è un semplice saccottino arimediato. Bisogna avere però gli ingredienti giusti.

Ingredienti per 1 saccottino arimediato, perché siamo single ora, ricordiamocelo:
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(Scusatelo, sembra una tomba. Giuro non è voluta come cosa)

Un po’ di pasta sfoglia.
1 peperone
1 po’ di formaggio di capra buono, magari francese.

Dovete cuocere il peperone, a pezzetti. però pezzetti tipo per lungo, perché ovviamente non vi devono cadere quando lo mangiate come feroci orche assassine. Dovete tagliarli per lungo, così quando mordete ne mordete solo un pezzo e non vi casca tutto dal saccottino. So che mi state capendo.
Comunque, li fate cuocere in padella con un po’ d’olio e sale, ci mettete un po’ d’acqua così si lessano un po’ e stanno meglio nella pasta sfoglia, senza bucarla, ahah.
Vabe comunque vi ci vuole un po’. Dipende da voi. Più li fate cuocere più sono buoni.
E niente, il formaggio di capra lo mettete a pezzetti nella pasta sfoglia, mettete i peperoni, e lo cuocete per 20 minuti  a 180°, insomma dipende se ve lo volete scofana prima o dopo che sia perfetto :)
E niente, è tutto ok. Magnate.
Qui lascio un insieme di canzoni che hanno fatto la nostra storia, mio caro, e che probabilmente faranno ancora parte di molte mie storie, ma tu, tu non le avrai più:
1. http://www.youtube.com/watch?v=IfFi4Q7ueA8
2. [http://www.youtube.com/watch?v=bTio15oqCTc&feature=kp]
3.  http://www.youtube.com/watch?v=Qw1SynDpufE
4. http://www.youtube.com/watch?v=VQ3DqDQ5fMU
5. http://www.youtube.com/watch?v=6p6PcFFUm5I
6. http://www.youtube.com/watch?v=13_OKytvrvQ
7. http://www.youtube.com/watch?v=2cGPOaSUAyc
8. http://www.youtube.com/watch?v=7tG1lI0Slmo
9.  http://www.youtube.com/watch?v=HhuGQUZJot8&feature=kp
10. http://www.youtube.com/watch?v=bUyQoHVgHu8

Ah, e se ho scritto questo è perché sto male da due mesi e qui bisogna ricominciare un po’ a spaccare i culi se permettete.
Ciao.

Giulia, Frilli, quello che ero. E che ora, non sono più.

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Considerazioni di una vongola sulla vita (in collegamento da Berlino, Dio CurryWürst)


Mi sento una vongola.
Le vongole di solito vivono sotto la sabbia o sotto il fango o sotto la merda e poi vengono prese e raccolte in questi sacchetti a retina di pastica dove sono tutte arzille e pimpanti anche se all’aria. Esse vivono benissimo anche così. Il mio è un ragionamento un po’ contorto e abbastanza divertente ma mi sento una vongola perché sono stata sotto la sabbia sotto tanto tempo, qualcuno mi ha presa e mi ha scoperta e mi ha fatto vivere anche se in una retina di plastica. Poi, arrivata a destinazione, sono stata messa in un frigo ad aspettare che accadesse qualcosa. Quel qualcosa è successo: sono finita in un lavandino a spurgare, illusa di vivere di nuovo in acqua salata, felice. E invece no, è tutto finto, sono solo pronta ad essere sbattuta, sballottata in un contenitore pronta per essere uccisa.
Ecco, io ora sono una vongola morta. Magari con degli spaghetti vicini ma in realtà mi sento più una vongola nel sauté.
Questo l’ho scritto solo perché mi piaceva come paragone, per il resto, specificatamente non so bene le allusioni che voglio far cogliere.
Comunque, io ora sono sull’aereo che mi fa tornare a Berlino.
Sapete, sono due mesi che sono lì, mi sono divertita, ho lavorato in un bel ristorante a Gendarmenmarkt, sono stata felice e ho conosciuto per la prima volta quella che forse si chiama disperazione. Ma questi sono dettagli della Giulia umana, quella sentimentale, non quella che deve deliziarvi con porcoddii e cristommerda (ricordatevi sempre di mettere le due consonanti per rafforzare la rabbia ed il disagio).
Insomma; 2 mesi a Berlino. Che dire? Che due coglioni sti tedeschi del cazzo, che due coglioni le cose precise, le cose sempre in orario, mai un po’ di panico, di avventura.
I tedeschi vivono tutte vite prefissate, tutto programmato, sono tristi e non ridono mai con te se succede qualcosa di buffo in giro. Sono tutti gentilissimi per carità de Dio Sporco, ma dopo un po’ devo dire che sono veramente fastidiosi.
Vabe, non è che ci importa più di tanto dato che lavoro in un ristorante italiano dove la maggior parte sono italiani. E alla fin fine gli italiani so i meno peggio, diciamocelo.
C’è una brigata piuttosto varia e le bestemmia è comunque sempre ben gradita in ogni momento (da questo punto di vista il mio lavoro è stato impeccabile e tutto sommato discreto – bestemmie poco fantasiose ma cariche di godimento come le classiche Porca Madonna impestata e Gesù stronzo- ).
In brigata ci sono: Michele, il pizzaiolo, un cinquantenne basso e tozzo, buono come il pane e gentilissimo con me, che vive da anni a Berlino ma canta ancora in napoletano; Stefano, il siciliano trentacinquenne, manco troppo male che però purtroppo mi chiede se conosco i calciatori e io devo rispondere sempre “Stefano guarda mi spiace ma il calcio non lo seguo proprio, se devo seguire qualcosa preferisco le parabole di Cristo su Gente” ; poi c’è Basilio, lo chef, una persona grande che purtroppo sembra un quattordicenne in piena crisi adolescenziale quindi un ritardato; poi c’è Robert. Su Robert spenderò qualche parolina in più: vedete, Robert è un tedesco di Berlino, che non è mai uscito da Berlino ed è un cuoco che cucina italiano. Lo vedete anche voi che c’è qualcosa che non va in questa descrizione? Beh, Dio Hitler, questo Robert crede di essere bravo, crede davvero di fare le cose bene quando fa il tiramisù tutto squajato de merda dove non monta uovo e zucchero o quando mi insegna i ravioli (i ravioli porcoddio? I ravioli li facevo a dieci anni cò mi nonna al ristorante de paese, se facevano 100 uova de impasto, non so se se stamo a capì, io me mettevo e li chiudevo tutti.). Capite? Questo me vole insegna a fa i ravioli, senza esse mai uscito da Berlino. Beh, non so per voi, ma per me non c’è proprio più religione.
Poi vabè, c’è Miriam, niente de che, una ragazza che mò si sposa con un tunisino; e poi ci sono i lavapiatti negri. I lavapiatti negri si chiamano Anthony, Moses e Samuel. Insomma, tutti nomi biblici per le loro doti inconfutabili. Se semo capiti. L’unico che mi piaceva purtroppo è andato in Africa dal fratello e né più tornato. Quanto me dispiace, non lo potete immaginare. Ah.. Anthony.
Vabè, ora non continuiamo con queste fesserie suvvia, Dio Negro. E non è una bestemmia è veramente un complimento di cuore.
Poi c’è Stella di cui non vi parlo perché legge e ci sto vivendo insieme quindi poi magari me mena.
Insomma, questi due mesi son passati. Il fatto è che aldilà delle mie vicende sentimentali, la mia vita sta cambiando di brutto. Vedete, una santa donna, di nome Aurora un giorno, non molto tempo fa, mi ha messo in contatto con uno chef di un ristorante di Roma. Ora, senza entrare nel dettaglio, sono tornata oggi a Berlino dopo una settimana a Roma e pare che durante la prova in questo ristorante ho spaccato e quindi m’hanno preso e ad aprile sono di nuovo a Roma a rompervi il cazzo. Non siete felici? Io sì. Soprattutto per tutti voi, perché io senza di voi mica ci riesco a vivere. Sì Cetti, proprio tu, sì Valeria, anche di te sto parlando, e anche di Jacopo, di Emiliano, di Daniele, di Giulia, di Silvia, di Dario, di Karim, di Laura, di Martina. Di Serena Dio cane. Insomma tutti quanti. Perché se poi me li metto a scrivere tutti finiamo domani mattina e voi sarete addormentati sulla scrivania davanti al pc e il giorno dopo mi bestemmierete contro. Comunque, vi voglio bene, a tutti quanti.
Io, ragazzi, spero dal tutto il cuore che tutti quanti fate davvero quello che volete nella vita, che accettate tutto come viene, che siete delle persone buone e che sapete che tocca fase il culo perché la vita è infame, ma noi sappiamo essere più infami di lei. Giusto?
Beh, nonostante tutto, sto realizzando quello che volevo e sono contenta.
Per il momento continerò a lavorare ancora qui per un paio di settimane, il menù è anche cambiato dopo questa mia settimana di vacanza, e vado avanti così, bestemmiando l’anima di tutti i Cristi della terra e sperando di continuare a farvi ridere sempre.

Un bacio.

Giulia.

p.s. le ricette tra un po’ che mò sò stanca, me sò fatta er viaggio, dai , fateme dormi che domani attacco alle 8.

p.s.2. : questa sono io1662691_10202823064005257_117925072_n

p.s. 3:
e questa è la canzone

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